SUL LAVORO SPIRITUALE

Per chi si chiedesse ancora perché un corso che insegna la spiritualità deve avere un costo, ecco una risposta celebre di uno yogi eccezionale, Gurdjieff:

 

“Dissi che, a mio parere, mille rubli all’anno erano una somma troppo forte per quelli che non avevano redditi.
G. replicò che non c’era altra soluzione, poiché, data la natura stessa del lavoro, egli non poteva avere troppi allievi. D’altra parte, non desiderava e non doveva — accentuò queste parole — spendere il proprio denaro per l’organizzazione del lavoro. Il suo lavoro non era, non poteva essere, di genere caritatevole, e i suoi allievi dovevano trovare da soli i fondi per l’affitto degli appartamenti dove potersi riunire, per gli esperimenti e tutto il resto. Oltre a ciò, aggiunse, l’osservazione ha dimostrato che le persone deboli nella vita si rivelano altrettanto deboli nel lavoro spirituale.
“Vi sono altri aspetti di questa idea, disse G. Il lavoro di ciascuno può comportare spese, viaggi, ed altro. Se la vita di un uomo è talmente mal organizzata che la spesa di mille rubli può ostacolarlo, sarebbe meglio per lui non intraprendere nulla con noi. Supponete che un giorno il suo lavoro esiga che egli si rechi al Cairo o altrove. Egli deve avere i mezzi per farlo. Con la nostra richiesta vediamo se è in grado di lavorare con noi oppure no.
“A parte questo, continuò, ho veramente troppo poco tempo per sacrificarlo agli altri, senza essere sicuro che farà loro del bene. Valuto molto il mio tempo, dato che ne ho bisogno per la mia opera, per cui non posso e, come ho già detto, non voglio usarlo improduttivamente. E vi è un’ultima ragione: per apprezzare una cosa bisogna pagarla”.
Ascoltavo queste parole con uno strano sentimento. Da un lato, tutto quello che Gurdjieff diceva mi piaceva. Ero attratto dall’assenza di qualsiasi elemento sentimentale, di qualsiasi verbosità convenzionale sull’ ‘altruismo’ e il ‘bene dell’umanità’, ecc. D’altra parte, ero sorpreso dal desiderio palese che egli aveva di convincermi su questo argomento del denaro, mentre io non avevo nessun bisogno di essere convinto.
Se vi era un punto sul quale non ero d’accordo, era semplicemente sul modo di raccogliere il denaro, poiché nessuno degli allievi che avevo visto poteva pagare mille rubli l’anno. Se G. aveva realmente scoperto in Oriente delle tracce visibili e tangibili di una conoscenza nascosta e se continuava le sue ricerche in questa direzione, allora era chiaro che la sua opera aveva bisogno di fondi, proprio come qualsiasi altro lavoro scientifico, come una spedizione in qualche parte sconosciuta del mondo, scavi in un’antica città, o qualsiasi investigazione che richieda numerosi ed elaborati esperimenti fisici o chimici. Non era affatto necessario cercare di convincermi di tutto questo. Al contrario, pensavo che, se Gurdjieff mi avesse dato la possibilità di conoscere meglio quello che faceva, sarei probabilmente stato in grado di procurargli tutti i fondi di cui poteva aver bisogno per dare una salda base alla sua opera e pensavo anche di presentargli persone meglio preparate. Ma naturalmente non avevo che un’idea molto vaga di quello che poteva essere il suo lavoro.” Ouspensky, “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”