LE FORME DI SAMADHI – L’ESTASI DIVINA

SAMADHI – letteralmente ‘fissare’, ‘attaccare all’estasi DIVINA’. Nell’induismo: stato benefico di coscienza superiore a quello di veglia, di sogno e di sonno profondo, caratterizzato dal completo annullamento di qualsiasi pensiero. Nello stato di SAMADHI si produce una fusione totale tra colui che medita e l’oggetto della meditazione (Dio o l’Assoluto, se questo è l’oggetto della meditazione). Esistono diverse forme di stadi di SAMADHI, il più elevato si chiama NIRVIKALPA-SAMADHI. Nel buddismo Zen, lo sato estatico di SAMADHI risulta dall’intensa concentrazione della mente su di una realtà suprema (DIVINA). Questa straordinaria concentrazione si ottiene diminuendo progressivamente l’attività della mente. SAMADHI è lo stato supremo di coscienza completamente non duale caratterizzata, tra l’altro, dall’unione del “soggetto” e “dell’oggetto” dell’esperienza: il profondo contenuto estatico dell’esperienza è il solo che esiste. Questo stato beato, di coscienza divina, viene spesso giustamente qualificato dagli yogini come “focalizzazione unica ed estatica della mente”, espressione che, a prima vista, può indurci in errore, poichè ci lascia presupporre che questa concentrazione sia volontariamente ed egoticamente orientata in un punto preciso. Nonostante tutto, lo stato di SAMADHI non è solo un’intensa concentrazione su di un punto, la mente non è orientata da un soggetto (qui) all’altro (là) come in un semplice schema duale. Essere capaci di entrare spontaneamente, sempre più spesso, in stato di SAMADHI, è una condizione indispensabile per realizzare una perfetta meditazione yogica (DHYANA) profonda. Distinguiamo, in generale, nella tradizione orientale, tre tipi di SAMADHI soprannaturali perfetti (LOKOTTARA), che hanno come scopo la vacuità beata (SHUNYATA), l’assenza completa di tutte le caratteristiche (ANIMITTA) e la completa eliminazione di tutti i desideri per qualsiasi oggetto che permette l’accesso all’Estasi Divina Liberatoria completa. Le altre forme di SAMADHI sono considerate come più o meno elevate, anche quando sono accompagnate dalla meditazione più profonda ed estatica o da sorprendenti poteri paranormali (SIDDHI).
In conclusione, possiamo dire che lo stato di SAMADHI (estasi divina o ENTAZI), rappresenta l’ottavo e ultimo “ramo” o tappa (ANGA) della pratica e della evoluzione spirituale nello YOGA. Uno dei fondamentali testi di YOGA (GHERANDA SAMITHA) parla dello stato di SAMADHI (estasi divina) come “dello YOGA supremo” che può essere facilmente raggiunto con un KARMA spirituale favorevole o attraverso la grazia e la compassione infinita di un maestro spirituale competente. In altre situazioni, lo stato di SAMADHI (estasi divina) può essere anche realizzato tramite il potere delle virtù divine e della devozione piena di abnegazione dell’aspirante verso DIO.
Un altro testo TRISHIKHI-BRAHMANA –UPANISHAD (III . 31) descrive lo stato di estasi divina come “una soprendente estasi” dello stato di meditazione che lo precede. YOGA SUTRA (III,3) parla dello stato di SAMADHI (estasi divina) come quella condizione dello stato umano in cui la coscienza (CITTA) splende davvero con enorme forza, identificandosi perfettamente con l’oggetto su cui si orienta e si focalizza; in altre parole nello stato di SAMADHI (estasi divina) si realizzano una fusione e un’identificazione perfetta del soggetto con l’oggetto di meditazione. Il testo KURMA PURANA (II, 11.41) spiega questa condizione essenziale come “uniformità” (EKA-AKARA) della coscienza in manifestazione. D’altra parte, PAINGALA-UPANISHAD (III,4) offre la seguente spiegazione: “lo stato di estasi divina rappresenta quella condizione nettamente superiore della coscienza dell’oggetto che essa (la coscienza) comprende e si identifica completamente con l’oggetto della meditazione (DHYEIA). Quindi, come la fiamma di una lampada arde in un luogo senza vento, lei (la coscienza) dimentica completamente sia colui che medita (DHYATRI) sia lo stesso atto del meditare (DHYANA).”
Normalmente, lo stato di SAMADHI (estasi divina) è accompagnato da un ritiro completo dei cinque sensi rispetto agli stimoli esterni. Questo processo interiore ha luogo, prima di tutto, come effetto della realizzazione ottimale delle precedenti tappe di interiorizzazione (PRATYAHARA) e di meditazione (DHYANA). Alcuni testi, come MANI PRABHA(III,12) e diversi altri PURANA, spiegano lo stato di SAMADHI (estasi divina) come il risultato del prolungamento temporale e della profondità dei 20 tipi di meditazione che, tra l’altro, implicano il distacco completo dalle condizioni e dalle influenze dell’ambiente circostante. Al raggiungimento dello stato di estasi divina (SAMADHI) viene attribuito il risveglio e l’amplificarsi di innumerevoli capacità di influenza paranormale (SIDDHI) e spirituale. Questo aspetto è vivamente espresso nel celebre testo yogico HATHAYOGA PRADIIKA (IV,108):
“lo yogi che sperimenta pienamente lo stato di estasi divina (SAMADHI) non è più sottoposto all’influenza del tempo (KALA), non è più limitato dalle e nelle sue azioni (KARMA) e non può essere più sconfitto o asservito a nessuno”.
“lo yogi che sperimenta pienamente lo stato di estasi divina non si riconosce, non riconosce neppure se stesso o gli altri (in altre parole, egli SI DISTACCA COMPLETAMENTE E DEFINITIVAMENTE SIA DA SE STESSO (trascende il suo ego) SIA DAGLI ALTRI); allo stesso modo non è più soggiogato (legato) alle differenti sensazioni offerte dai cinque sensi; olfatto, gusto, vista (RUPA), tocco, udito”.
“lo yogi che si trova immerso davvero nello stato di SAMADHI (estasi divina) non risente più le sensazioni di freddo o caldo, la sofferenza o la gioia e non viene più condizionato dall’onore o dal disprezzo degli altri”.
“lo yogi che è profondamente immerso nello stato di estasi divina (SAMADHI) non può essere toccato da niente di invisibile (sottile) e cattivo e neanche può essere influenzato dalla magica forza dei diversi MANTRA o YANTRA; è completamente invulnerabile rispetto a qualsiasi arma psichica o a qualsiasi metodo mentale malefico che potrebbe utilizzare qualcuno contro di lui.”
Tutte le scuole e le tradizioni spirituali autentiche distinguono almeno due tipi di estasi divina (SAMADHI). In primo luogo, si parla dello stato di SAMADHI (estasi divina) che implica l’identificazione profonda con l’oggetto della meditazione e la manifestazione di un’elevata forma di pensiero e conoscenza (PRAJNA); in secondo luogo, esiste quello stato di SAMADHI (estasi divina) che consta nell’identificazione perfetta con la stessa essenza divina dell’essere, con il Sè Supremo Trascendente (ATMAN); questo stato manca di qualsiasi contenuto mentale o, in altre parole, di qualsiasi conoscenza. Il primo tipo di SAMADHI (estasi divina) viene chiamato SAVIKALPA o SAMPRAJNATA-SAMADHI e il secondo tipo NIRVIKALPA o ASAMPRAJNATA-SAMADHI. Solo il secondo tipo di SAMADHI (estasi divina) può condurre alla vera liberazione spirituale e alla realizzazione diretta del Sè Supremo Divino (ATMAN), trascendendo completamente qualsiasi concetto e qualsiasi discussione del pensiero. Alcune scuole spirituali menzionano anche un terzo tipo di SAMADHI (estasi divina) conosciuto con il nome di “estasi divina spontanea incondizionata” o SAHAJA-SAMADHI; è equivalente alla liberazione spirituale raggiunta durante la vita sulla terra (stato di JIVANMUKTI).
Secondo il testo fondamentale di YOGA CHUDAMANI-UPANISHAD (110), lo stato di SAMADHI (estasi divina) conduce prima di tutto al raggiungimento “della piena conoscenza divina” (CHAITANYA-ADBHUTA) e, in secondo luogo, allo stato di liberazione spirituale (MOKSHA). I pieni stati estatici, che innalzano beatamente la coscienza, vengono sperimentati profondamente e intensamente nel SAMPRAJNATA-SAMADHI. Di fatto questi stati divini estatici o, in altre parole, queste fasi di sperimentazione diretta, costituiscono sempre una modalità di ricerca e conoscenza praticata dallo yogi, come appare evidente nel terzo capitolo dello YOGA SUTRA di PANTANJALI, dove sono offerti diversi esempi di “costrizione” estatica o identificazione perfetta (SAMYAMA).
Tutte le forme di conoscenza (PRAINA) devono essere trascese completamente, di modo che alla fine rimanga solo la visione ultima e infinita del Sé Supremo Divino (ATMAN). Così come afferma il testo GARUDA-PURANA (49.36), SAMADHI (estasi divina) rappresenta in modo completo la condizione in cui lo yogi realizza davvero il fatto che “Io sono unito con l’Assoluto (DIO)”. Proprio per questo, SAMADHI (estasi divina), nella filosofia VEDANTA (e lo stesso nelle scuole spirituali influenzate da questa filosofia) viene spesso definito come “l’unione profonda e piena tra l’anima (JIVA) e il Sé Supremo (ATMAN)”. Al posto del termine “unione” (SAMYOGA), alcuni testi e alcune autorità in campo spirituale utilizzano i termini “lo stesso” (SAMATVA) o “identico” (AIKYA). HATHAYOGA PRADIPIKA (IV, 5) offre in questo caso le seguenti similitudini che rappresentano un’espressività notevole:
“Così come il sale posto in acqua si dissolve, allo stesso modo, nel raggungimento dello stato di estasi divina (SAMADHI), la Mente e lo Spirito Immortale si comprenetrano”
“Quando la forza sottile della vita (PRANA) arriva davvero a penetrare la mente nel canale sottile centrale (SUSHUMNA NADI), essa viene gradualmente dissolta nell’oceano della conoscenza universale e così inizia a manifestare completamente la “Co-essenza” (SAMA-RASATVA), chiamata estasi divina (SAMADHI).”
“Quell’equilibrio completo e profondo (SAMA) o, in altre parole, quell’identità perfetta del sé supremo individuale (ATMAN) con il Sè Supremo Universale (PARAMATMAN), in cui ogni azione generata dalla volontà individuale è soppressa, si chiama estasi divina (SAMADHI).”
Solo lo Stato Di Liberazione Suprema Finale distrugge definitivamente e per sempre “il legame tra le esistenze successive che costringe attraverso questo legame alla manifestazione” (BHAVA PASHYA) (YOGA-YAJNAVALKA, X,1). Proprio per questo, lo stato di SAMADHI (estasi divina) alle volte è equivalente ad espressioni di liberazione o addirittura di illuminazione spirituale.
La completa presentazione degli stati di SAMADHI (estasi divina) è quella offerta da PATANJALI in YOGA SUTRA.
Forme di SAMADHI (estasi divina):
1. stato di estasi divina sovracosciente (ASAMPRAJNATA-SAMADHI)
2. stato di estasi divina cosciente (SAMPRAJNATA-SAMADHI), con le sue forme super-riflessive di chiarezza (NIRVICHARA-VAIDHARADYA), di estasi super-riflessiva (NIRVICHARA-SAMAPATTI), di estasi riflessiva (SAVICHARA-SAMAPATTI).
Diverse forme di estasi cosciente sono a volte accompagnate da una denominazione tecnica. In questi casi, non a caso, esse ricevono la denominazione “coincidente” (SAMAPATTI), che viene spesso utilizzata col senso di identificazione.
Alcuni saggi, come VACHASPATI MISHRA, inseriscono prima di quelli già presentati, degli stati che nella loro visione, costituiscono sottocategorie dello stato cosciente; l’estasi che si posiziona oltre la coscienza dell’Ego individuale (SA-ASMITA-SAMAPATTI), l’estasi che si manifesta oltre la beatitudine (NIRANANDA-SAMAPATTI), l’estasi accompagnata dalla beatitudine (SA-ANANDA-SAMAPATTI).
Il termine SAMADHI viene anche utilizzato per indicare in modo concreto il sepolcro circolare dello yogi. In India, quando muoiono, gli asceti vengono seppelliti in una posizione con la colonna vertebrale diritta e con le gambe incrociate, mentre egli uomini normali, quando muoiono, vengono bruciati sul rogo. La cremazione (bruciare) i corpi morti viene considerata un rituale di “passaggio” per coloro che ancora non si sono purificati con il fuoco sottile spirituale, con la pratica YOGA.