IL GIUDIZIO

IL GIUDIZIO
Ogni volta che sparli di un’altra persona per il gusto del pettegolezzo o per la forza dell’abitudine, ricordati che sarai giudicato, allo stesso modo, dal Padre Cele­ste. Quello che semini, raccogli. Se racconti ai quattro venti le debolezze degli altri, la Legge Divina, come per mistero, renderà pubbliche le tue intime colpe. Il pettegolezzo non guarisce mai chi ne è vittima: sca­tena soltanto rabbia, disperazione e vergogna, e raf­forza la determinazione a continuare a sbagliare. C’è un proverbio che dice: «L’uomo che ha perso un orec­chio attraversa il villaggio rasentando i muri, per mo­strare agli abitanti l’orecchio sano e nascondere quello che ha perduto. Ma chi ha perso tutte e due le orec­chie passa per la piazza del paese, perché non può più nascondersi».

 

Se si parla in maniera inopportuna degli errori morali di qualcun altro, quella persona non proverà più ver­gogna e disperazione, come l’uomo che ha perso tutte e due le orecchie, e così non farà nessuno sforzo per migliorare. Ecco perché non devi mai giudicare gli altri, per non danneggiarli con il tuo giudizio.

 

«Non giudicare gli altri. Giudica te stesso». Se ti piace parlare a gran voce delle colpe degli altri, allora soddi­sfa la tua brama parlando apertamente dei tuoi peccati segreti, e guarda se è piacevole anche solo per un mi­nuto. Se non puoi sopportare che i tuoi difetti siano sotto gli occhi di tutti nemmeno per un minuto, allora non devi gioire nel parlare male degli altri.

 

Quando parli male di un’altra persona, tu ingigantisci le sue colpe. La gente è pronta a crocifiggere la vitti­ma dei tuoi pettegolezzi senza conoscere le circostanze che l’hanno resa moralmente debole. Naturalmente, in casi molto rari, la paura delle critiche può spingere le persone a comportarsi in maniera corretta, ma spettegolare dei difetti di qualcun altro serve soltanto a fargli perdere il desiderio di comportarsi bene. Inol­tre, se parli male di qualcuno, le sue piccole debolezze verranno ingigantite, mentre chi commette debolezze ben più grandi passerà inosservato.Se nella casa della tua mente c’è sporcizia, rimbocca­ti le maniche e comincia a pulire, invece di perdere tempo sparlando della sporcizia mentale degli altri. Di solito, coloro che si autoeleggono a giudici si dimenti­cano di esaminare le proprie debolezze interiori e pen­sano di essere nel giusto perché percepiscono le colpe degli altri. Non nasconderti dietro questa ingannevo­le cortina di fumo mentale. Finché non ti liberi dalle tue colpe, non hai nessun diritto di dire agli altri come liberarsi da quelle stesse colpe che ti tormentano.

 

Soltanto una persona gentile, saggia e perfettamente equilibrata è nella posizione di giudicare gli altri. Se­condo la legge di causa edeffetto,se giudichi gli altri con gentilezza, riceverai lo stesso trattamento dal prin­cipio della Verità che governa segretamente tutte le nostre vite. Se giudichi gli altri con cattiveria, riceverai critiche negative dagli altri e ti sentirai infelice.

 

Non è saggio rivelare le debolezze degli altri, provocan­do imbarazzo e risentimento. Giudicare con crudeltà le azioni sbagliate degli altri ti fa dimenticare che il peccatore è soltanto un figlio di Dio in preda all’erro­re. Dovresti odiare il peccato ma non il peccatore, poi­ché egli è un tuo fratello divino, la cui comprensione è oscurata dall’ignoranza. Il giudizio deve avere soltanto il fine di curare, e non essere un’impietosa espressione di rabbia. Dovresti trattare la persona in preda all’erro­re come tratteresti te stesso se fossi colpito dall’errore. La legge divina ti giudica con lo stesso spirito con cui tu giudichi gli altri.

 

Yoganada