FEDE E CREDENZA – OSHO

Fede per un Cristiano, o un Moamettiano,o un Induista non è altro che un’altra parola per credenza,e una credenza non è altro che un dubbio represso. Ogni credenza ha alla base un dubbio. Per reprimere il dubbio si crede sempre di più…ma il dubbio scende sempre più profondamente nell’inconscio. Fede nel mondo di Gautam Buddha è esperienza,non credenza. Non ha niente a che vedere con dottrine,filosofie,teologie,ideologie. Ha a che vedere con la fiducia,con l’amore,con essere a proprio agio nel mondo,comunque esso sia. Si narra una storia antica di un monaco Zen…
Ogni notte il re faceva un giro in incognito nella sua capitale,per vedere se le cose procedevano bene o se c’erano problemi che non gli venivano riferiti. ‘Qualcuno è infelice?’ se c’era qualcosa che poteva fare,lo avrebbe voluto sapere direttamente,non attraverso tutti quei mediatori e burocrati.
E ogni notte rimaneva perplesso per un uomo molto bello,molto silenzioso,che trovava sempre seduto sotto un albero. A qualsiasi ora della notte andasse,l’uomo era sempre lì,in silenzio,come una statua di marmo. Naturalmente la curiosità cresceva,e una notte non riuscì più a resistere alla tentazione di chiedere a quell’uomo a cosa stesse facendo la guardia. Non poteva vedere che l’uomo non aveva nulla….infatti era nudo. Il giovane uomo rise e disse ‘Sto facendo la guardia a me stesso,non possiedo nient’altro. Ma stare attento a me stesso-essere sveglio,vigile- questo è il tesoro più grande. Tu possiedi tanto,ma non stai attento.’ Il re rimase confuso ma affascinato dalla bellezza dell’uomo,e dall’autorità delle sue parole. Ogni notte parlavano un poco,e lentamente una grande amicizia crebbe. Il monaco nudo non ha chiesto mai ‘Chi sei?’ e quindi il re disse: ‘ Ti ho fatto così tante domande- chi sei, da dove vieni,cosa fai,qual è la tua scuola di pensiero- e tu non mi hai mai chiesto chi io sia’. Il giovane uomo rispose: ‘Se tu sapessi chi sei, non faresti queste domande. Non ti voglio mortificare- semplicemente ti accetto per ciò che sei. Non l’ho mai chiesto agli alberi,non l’ho mai chiesto agli animali,agli uccelli,non l’ho mai chiesto alle stelle- perché dovrei chiederlo a te? È perfetto che tu sia,e io sono perfettamente a mio agio con te e con tutte le cose. La domanda crea agitazione,tensione; deriva da una profonda paura. Uno vuole conoscere l’altro perché l’altro potrebbe diventare un nemico, potrebbe essere un pazzo. L’altro deve diventare prevedibile,solo allora ci si sente a proprio agio con lui. Ma puoi far diventare qualcuno prevedibile?’ il giovane uomo disse: ‘ Niente può essere prevedibile. Tutto si muove sempre di più verso un mistero,verso cui io mi sento totalmente a mio agio; qualsiasi cosa accada è una gioia. Ogni momento è così dolce e profumato,non potrei chiedere di meglio. Chiunque tu sia,tu sei un bene. Amo te,amo tutti….semplicemente amo. Non conosco altri modi per avere a che fare con l’esistenza.’
Questa è fede,non conoscere altri modi di relazionarsi con l’esistenza se non l’amore, se non la totale accettazione. Il re rimase molto colpito. Sapeva bene che un uomo che aveva rinunciato al mondo,ai vestiti,e che in quelle notti fredde stava lì in silenzio,da solo, avrebbe rifiutato- ma nutriva ancora una speranza,come ogni essere umano; quindi chiese: ‘Mi sono talmente innamorato di te che per tutto il giorno non aspetto altro che arrivi la notte per fare il mio giro. Sono sempre preoccupato che un giorno tu non ci sia. Ti vorrei più vicino a me. Posso invitarti nel mio palazzo? Preparerò tutto come tu desideri.’ Senza neanche un minimo di esitazione l’uomo rispose ‘Questa è un’ottima idea!’ il re rimase scioccato. Ci si aspetta da un santo che ha rinunciato a tutto,che non possa tornare indietro al mondo materiale;facendo questo, agli occhi del re, il santo avrebbe acquisito più onorevolezza e rispetto. Ma l’uomo disse ‘Questa è una grande idea! Posso venire direttamente ora con te. Non ho niente da portare con me,non è necessaria nessuna preparazione.’ Al re vennero dei dubbi, forse era stato ingannato. Forse quest’ uomo non era un santo,forse aveva solo finto aspettando questo esatto momento. Ma ormai era troppo difficile ritirare l’invito. Quindi,tristemente e in modo riluttante, doveva portare l’uomo che aveva desiderato così tanto,amato così tanto,per la sua compagnia,la sua presenza,i suoi occhi,ogni suo gesto…con se. Gli diede il palazzo migliore,dove i suoi ospiti,imperatori e re, erano soliti stare. Sperava che il santo avrebbe detto ‘Non ho bisogno di questi letti d’oro, e palazzi di marmo. Sono un monaco nudo, mi sento più in armonia con gli alberi,il vento,il freddo,e il caldo.’ Ma,al contrario, l’uomo divenne molto interessato. Disse ‘Grandioso! Questo è il posto giusto!’. Il re quella notte non riuscì a dormire, il monaco, invece, dormì tutta la notte perfettamente in quei lussuosi alloggi. Da quella mattina agli occhi del re il monaco perse sempre più rispettabilità; mangiava cibi lussuriosi,portava sempre belle vesti addosso,usava le cose più costose. Non si curava delle donne-la donna più bella lo serviva e lui era quasi a suo agio,come se niente fosse. Il suo aspetto era ancora quello di quando era nudo sotto l’albero. Ma era troppo, era diventata una ferita nel cuore del re, che si sentiva umiliato,tradito. Ora,come liberarsi di quell’uomo? Non era un vero santo… Così un giorno gli chiese: ‘Mi porto una domanda dentro da molti,molti giorni ma non ho mai avuto il coraggio di farla.’ L’uomo disse: ‘ Lo so,non sono molti,molti giorni ma è dal primo momento in cui ho accettato l’invito.’ Il re rimase,nuovamente,scioccato. Disse: ‘Cosa intendi?’ egli rispose: ‘ Ho visto in ogni momento come cambiava il tuo viso,i tuoi occhi. Se avessi rifiutato la tua offerta tu mi avresti rispettato, avresti baciato i miei piedi. Ma io non rifiuto nulla. La mia accettazione è totale. Se mi inviti,va benissimo. Quando ho detto che il palazzo andava bene non era il palazzo ad essere giusto per me,sono io ad essere giusto ovunque sia. Stavo bene nudo sotto l’albero,e sto bene sotto queste vesti regali,circondato da donne bellissime,da tutta questa lussuria. Naturalmente capisco che tu ti senta confuso. Sembri stanco,sembri triste, non sembri più ciò che eri prima. Puoi farmi la domanda,anche se conosco già ciò che vuoi chiedermi.’ Il re disse: ‘ Se conosci già la domanda,allora la domanda ora diventa questa: vorrei sapere qual è la differenza tra te e me?’. Il giovane uomo rise e disse: ‘Ti risponderò,ma non qui, perché non potresti capire. Andremo a fare una passeggiata mattutina,nel posto giusto,al momento giusto,risponderò. Quindi iniziarono entrambi questa cavalcata mattutina,e il re aspettava,aspettava…era una mattina stupenda,ma lui non riusciva a godersela;solo il giovane uomo riusciva a farlo. Finalmente il re disse: ‘Questo è il confine del mio impero,non posso andare oltre al fiume: quella parte appartiene a qualcuno con cui combattiamo da secoli. Abbiamo cavalcato per miglia,questo tempo è sufficiente. Si sta facendo troppo caldo,è quasi mezzogiorno.’ L’uomo disse ‘La mia risposta è –queste sono le tue vesti,questi i tuoi cavalli’- e scendendo dal cavallo,si tolse le vesti, e disse ‘andrò sull’altro lato del fiume,perché io non ho nemici. Queste vesti non mi sono mai appartenute,e neanche questo cavallo. Solo una breve domanda: vieni con me,o no?’. Il re rispose: ‘ Come potrei venire con te? Devo badare al mio regno. Tutto il lavoro della mia vita,lo sforzo,le lotte,l’ambizione è alle mie spalle,nel mio regno. Come potrei venire con te?’. L’uomo disse: ‘Questa è la differenza: io posso andare,non posseggo nulla nel palazzo,non ho nulla da perdere,nulla mi appartiene. Fino a quando era disponibile ho goduto di ciò che era. Ora mi godrò gli alberi,il fiume,il sole’. Il re,come risvegliatosi da un incubo,si accorse di quanto si fosse sbagliato. Che l’uomo non l’aveva ingannato; era davvero un saggio. Quindi disse: ‘ Ti prego di perdonarmi. Bacio i tuoi piedi. Non andare,altrimenti non riuscirò mai a perdonarmi.’ Il giovane uomo disse ‘ Per me non ci sono problemi. Posso tornare indietro,ma cominceresti nuovamente a dubitare,quindi è meglio se mi lasci andare. Resterò semplicemente sull’altra sponda sotto quel bellissimo albero. Ogni qual volta tu voglia venire a trovarmi,puoi farlo –almeno sull’altro lato-. Non ho problemi a tornare indietro,ma non lo faccio perché non voglio disturbare i tuoi giorni,e le tue notti, e creare tensioni e preoccupazioni.’ Più l’uomo diventava restio al tornare più il re cominciava a sentirsi in colpa e triste,colpevole di quello che aveva fatto. Ma il giovane monaco disse ‘Non puoi capirmi perché non capisci l’esperienza della totale accettazione: ovunque tu sia,sei in uno stato di profondo amore con tutto ciò che ti circonda. Non devi cambiare niente e nessuno, non devi cambiare te stesso. Tutto è come deve essere;questo è il mondo più perfetto possibile. Questa è la mia fede,non è una credenza. Non ‘credo’ che sia così, io lo provo,lo sento dentro.’.
Quindi ‘fede’ nel mondo di Gautam Buddha e dei suoi discepoli ha una dimensione totalmente differente,un significato totalmente differente. Non è credenza. Credenza è sempre un concetto –un Dio,un paradiso,un inferno,una certa teologia,un certo sistema di idee-. Il credere è mentale, l’avere fede riguarda il tuo intero essere. Il credere è preso in prestito,la fede è la tua immediata esperienza. Puoi credere in Dio,ma non vuol dire che hai fede in Dio. Puoi avere fede negli alberi,ma non puoi credere agli alberi. La fede è esistenziale,sperimentale.

 

‘The Great Zen Master Ta Hui’- Osho